L’USCITA IN BICICLETTA DELLE CLASSI TERZE, PLESSO SECONDARIA DI COSTABISSARA

UN ITINERARIO COSTRUITO E IL 26 MAGGIO 2016 PERCORSO INSIEME

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L’attività conclusiva prevista nel suo primo anno scolastico di sperimentazione dal progetto “Muoviamoci”, allo scopo di ampliare le competenze di cittadinanza, è stata l’uscita in bicicletta sul territorio comunale di Costabissara, svolta dalle classi terze della secondaria di I grado giovedì 26 maggio 2016.                L’itinerario era un percorso facile e relativamente breve su strade asfaltate pianeggianti in bici, integrato da una salita a piedi in gruppo, toccando spazi nei quali la comunità bissarese ha eretto nel tempo monumenti preziosi per la conservazione e la trasmissione della memoria locale.

Il progetto prevedeva che questa volta fossero non i docenti, ma gli alunni stessi ad illustrare i monumenti stabiliti ed il valore simbolico da questi rappresentato: per la prima uscita, incentrata sul richiamo alla memoria di eventi del Novecento, il significato dei luoghi ai quali sono intitolate due vie poco distanti dall’edificio scolastico e l’origine e la descrizione dei tre principali monumenti a Santa Barbara, ai Caduti, a Padre Kolbe.  A questa prima uscita della giornata hanno partecipato la IIIA e la IIIB abbinate, accompagnate da 4 insegnanti;  lungo il percorso si sono alternati come guide alcuni alunni, della IIIA nel tratto iniziale e della IIIB successivamente.

Dopo il rientro a scuola di queste due classi, anche la IIIC ha effettuato lo stesso percorso, ma avendo come  mete altri due diversi monumenti: la chiesa parrocchiale e la Pieve di San Giorgio.

L’iniziativa, la cui validità è stata successivamente confermata dalle considerazioni espresse dagli alunni, sarebbe stata certo più  difficile da attuare senza la disponibilità degli insegnanti e la sinergia nel loro lavoro, la responsabilità  dei ragazzi partecipanti, il valido aiuto dei volontari dell’Associazione “Montagna Viva” che ci hanno accompagnati durante entrambe le uscite, complice il bel tempo.

(M. De Martini, ins. cl. IIIB, Costabissara 24.06.2016)

Relazione sulla visita alla distilleria Schiavo

Il 18 gennaio scorso la  classe 3’C dell’Istituto Comprensivo di Costabissara accompagnata dal professor Tasinazzo è andata in visita guidata alla distilleria Schiavo per conoscere una realtà di piccola industria familiare.

L’obbiettivo dell’incontro era avvicinarci al mondo del lavoro in vista della nostra scelta della scuola superiore da frequentare a partire dal prossimo anno.

Questo incontro doveva farci comprendere meglio come si struttura una piccola impresa, come ci si organizza nell’ambito del lavoro e come le cose cambiano negli anni.

Quando siamo arrivati ci ha accolto il proprietario, un signore all’ apparenza giovane, molto bravo a spiegare a mio parere.

Inizialmente ci ha portato in una sala non molto grande e nemmeno molto calda, nella quale ci stavamo a malapena perché le macchine che ospitava erano ingombranti. Qui ci ha spiegato tutto il processo che si compie per produrre la grappa.

Molte operazioni vengono compiute a mano, perché le macchine che vengono utilizzate non essendo moderne non riescono a portare a termine tutta la lavorazione senza manodopera. hanno però un vantaggio dato che sono macchine antiche e prodotte in rame sanno donare un gusto molto raffinato alla grappa.

Alcune macchine hanno subito dei miglioramenti, mantenendo le caratteristiche tradizionali. Quando le giunture si rompono gli operai dell’azienda devono andare in Trentino Alto Adige per procurarsi la riproduzione del pezzo danneggiato, perché oramai più nessuno sa lavorare il rame in quel modo e soprattutto sa riprodurre quei pezzi di tecnologia antica.

L’evoluzione dei macchinari ha ridotto i tempi produttivi: una volta gli operai impiegavano tre giorni per produrre quello che oggi fanno in un giorno.

La materia prima utilizzata per produrre la grappa è costituita dalle vinacce, cioè l’insieme delle bucce d’ uva separate dal mosto o dal vino, queste vengono messe in dei contenitori simili a dei catini che stanno all’ interno della caldaia in rame, una specie di caffettiera molto grande dalla quale si ricava il succo utile dalle vinacce.

Il liquido ricavato passa in una macchina che si sviluppa in senso verticale e in cui si separa l’acqua dall’ alcool, poi si tiene solo quest’ ultimo che passa nella serpentina di raffreddamento.

A questo punto il semilavorato attraversa il “duomo di controllo” di temperatura e di gradazione alcolica, da lì passa nelle botti, d’acciaio o di legno, nelle quali rimane per mesi.

In alcune annate può accadere che la grappa di un certo gusto venga prodotta in modo un po’ diverso dall’ originale e perciò non possa essere venduta come tale, perché ha avuto una fermentazione differente da quella richiesta per ottenere un prodotto di alta qualità.

Dato che questa grappa deve ugualmente essere venduta per evitare un danno economico viene collocata sul mercato a un prezzo minore, oppure è utilizzata come grappa da correzione, ovvero la grappa che normalmente si aggiunge al caffè.

Dopo aver spiegato come avviene la produzione di questa bevanda siamo andati in un’altra stanza nella quale era esposta una piccola mostra riguardante quasi 140 anni di storia di quella distilleria: c’erano documenti, foto e oggetti vari che stavano a rappresentare le tappe più importanti dello sviluppo di questa piccola azienda famigliare.

A conclusione della nostra visita, in modo divertente, il signor Schiavo ci ha fatto apprezzare con l’olfatto l’essenza di una grappa aromatizzata agli agrumi; non abbiamo annusato  il liquido da un bicchiere o da una bottiglia,  ma ne abbiamo ricevuto qualche goccia sulle sue mani come se fosse un profumo.

Volta per volta strofinando le mani lui otteneva un altro odore, inizialmente è emerso quello dell’alcool, dopo averlo fatto evaporare si poteva apprezzare l’aroma degli agrumi e come profumo finale abbiamo riconosciuto quello del miele.

Mi è piaciuto molto perché chiudendo gli occhi, mi è sembrato di vedere ogni singolo passaggio che hanno attuato per produrla, sentendo i rumori e gli odori: questo mi ha divertita molto.

Secondo me è stata una bella esperienza perché anche se reputo che non sia un lavoro adatto a me, ho compreso come funziona una piccola azienda a conduzione familiare, sia nell’aspetto economico che in quello produttivo, perciò per me è stato molto utile, interessante e anche un po’ divertente.

Aurora Collicelli

PROVA DI EVACUAZIONE: NON SI SCHERZA!

 

A volte, la prova di evacuazione è sottovalutata da noi alunni: la consideriamo un inaspettato momento di riposo dalle fatiche scolastiche, e la affrontiamo con una certa… allegria!

Ma questa esercitazione serve per saper agire nel modo più sicuro in caso d’incendio, di terremoto o in altre situazioni di pericolo in cui bisogna abbandonare velocemente l’edificio.

L’evacuazione si esegue quando la campanella fa un segnale sonoro intermittente per due minuti: a questo suono, s’interrompe la lezione, l’insegnante prende il registro e, in fila indiana con un aprifila e un chiudifila, si esce dalla classe lasciando la porta aperta.

Quando tutti sono usciti, il chiudifila, cioè l’alunno che si trova nel punto più lontano dalla porta, ha il compito di chiudere la porta stessa; ma nel caso in cui qualcuno nell’aula stesse male o fosse ferito, deve lasciarla aperta:  i soccorritori comprenderanno subito che nell’aula è rimasto qualcuno che ha bisogno di aiuto, e vi entreranno senza perdere tempo a cercare alla cieca eventuali feriti.

Usciti dalla classe, ci si avvia verso le scale d’emergenza e quando la classe è all’esterno, gli insegnanti fanno l’appello per verificare se vi sono dispersi.

In caso di terremoto, invece, non bisogna scappare subito dalla classe, ma ripararsi sotto i banchi oppure presso i muri portanti della stanza; si evacuerà l’edificio solamente quando le scosse saranno terminate, al segnale di evacuazione.

Per molti di noi, la scuola è l’unico luogo in cui abbiamo modo di sperimentare questo tipo di esercitazione: eseguendo con serietà le prove di evacuazione possiamo salvarci la vita e ciascuno di noi può salvarla ad altri.

Matteo, Uncas, Linda, Matilda, Edoardo.

Classe 2^D

Scuola secondaria di I grado di Monteviale.

Ever after High

Ever after High

“Il libro dei destini”

Questo libro è stato scritto nel 2013 da una scrittrice americana, Shannon Hale, ed è arrivato nelle librerie italiane nel 2014.

È un librone fantasy di 356 pagine ed è stato tradotto da Francesca Crescentini.

I personaggi sono i figli dei protagonisti delle fiabe più famose: la figlia di Biancaneve, che nella storia prende il nome di Apple White, oppure la figlia della Regina Cattiva, di nome di Raven Queen, una ragazza che deve prendere grandi decisioni e vivere avventure impensabili e meravigliose insieme ad Apple.

Consiglio questo romanzo a tutti quelli che amano il fantasy e che da bambini hanno adorato le fiabe. È stupendo, fa viaggiare con la fantasia e, a volte fa sorridere, per esempio quando il narratore esterno si fa vocina interiore dei personaggi, in modo che essi si prendano un po’ in giro, oppure svelando “per sbaglio” la continuazione della storia.

Ma questa storia mi è piaciuta anche perché tratta di un argomento molto sentito da noi giovani: IL NOSTRO FUTURO! Quante volte ci è capitato di chiederci cosa ci succederà in futuro? Tutti i protagonisti di questa storia sono destinati a diventare come i loro genitori, quindi Raven dovrebbe avvelenare una mela, darla a Apple e finire rinchiusa in uno specchio per sempre. Ma lei non vuole diventare come sua madre, e…

Nelle pagine di questo libro l’autrice scrive una frase che fa riflettere davvero molto… “Sii quello che vuoi essere” e ci fa capire che il nostro futuro non è né scritto né deciso, ma dipende da noi e dalle decisioni che prendiamo nel presente.

Da questo romanzo è tratta anche una serie televisiva di cartoni animati e molte di noi ragazze hanno giocato con le bambole ispirate a questa saga.

Camilla Agostini

classe 1° E

INTERVISTA A ELENA DI TROIA

INTERVISTA A ELENA DI TROIA                                                di Simeone Beatrice

Beatrice : – Buongiorno, Elena, come prima cosa vorrei chiederle se è sposata.

Elena : – Sì, con il bellissimo e coraggioso re di Sparta, Menelao!

Beatrice: – Ha figli?

Elena : – Sì, una bellissima giovinetta di nome Ermione!

Beatrice : – Mi vuole raccontare come si sviluppa il suo albero genealogico?

Elena : Certo! All’origine di tutto c’è mia madre, Leda, che era sposata con Tindaro; un giorno Leda venne rapita da Zeus, sotto forma di cigno, dalla loro unione siamo venuti al mondo io e mio fratello Polluce, figli di Zeus, invece Castore, Clitemnestra e Filione erano figli di Tindaro, che per me sono come fratelli di sangue.

La mia sorellastra Clitemnestra sposò Agamennone, fratello di Menelao, mio marito.

Beatrice : – E’ felice con Menelao ?

Elena: – Sì, certo! …Anche se a volte ci sono delle discussioni …

Beatrice: – Perché ha deciso di fare una vacanza a Troia qualche tempo fa?

Elena: – Non l’ho deciso io … mi hanno rapito, precisamente mi ha rapito Paride, perché ero stata promessa da Afrodite a lui. Paride infatti aveva scelto come dea più bella Afrodite, alle nozze, alle famose nozze tra Peleo e Teti, quando Eris, la dea della discordia, aveva gettato la mela…. Insomma Afrodite aveva promesso a Paride l’amore della donna più bella e  Paride ha scelto me!

Quando mi hanno portato a Troia, io disprezzavo Paride! Tutti gli uomini credevano fossi un giocattolo, l’unico che si dimostrò gentile e onesto fu Ettore. Quando morì, ucciso da Achille, mi rattristai molto…. Una notte allora nascosi le armi di Paride e aprii le porte di Troia a Menelao e ad Ulisse che mi portarono via e io tornai a Sparta per fortuna!

Beatrice: – Che storia affascinante! Mi può raccontare adesso qualcosa della sua giovinezza?

Elena: – Da giovane vivevo con il mio padre acquisito Tindaro; erano tanti i miei pretendenti tra cui Teseo che mi rapì ma mi fece scegliere se restare con lui o andare con altri uomini. Io scelsi Menelao, re di Sparta e dalla nostra unione nacque nostra figlia, Ermione.

Beatrice :- Mi dica Elena: ma lei, detto tra noi, ha un segreto per la sua bellezza?

Elena: – Ovviamente ….. il mio segreto è ….. alzarmi presto la mattina e fare un po’ di jogging!!!

Beatrice: – Ma lei ha un punto debole?

Elena: – Certo….. come tutti! il mio punto debole è spendere tutto l’oro di mio marito in bellissime scarpe alla moda, ma mi raccomando …. non lo dica a Menelao!

Beatrice: – C’è qualche parte del suo corpo che vorrebbe cambiare?

Elena:  – Sì …. il mio naso …. è troppo adunco… come quello dei rapaci!

Beatrice: – Ha qualche hobbies ?

Elena: – Sì …. certamente, mi diverto a contare tutte le mie scarpe perché il bello è…. che sembra…. non finiscano MAI !!!

Beatrice: – Come ultima cosa vorrei sapere: ha progetti particolari per il futuro?

Elena: – Sì, certo, vorrei avere altri figli ed essere sempre più amata dal mio popolo!

Beatrice: – Molto bene, la ringrazio del tempo che ci ha dedicato e arrivederci!

Elena: – Grazie a lei, Beatrice, arrivederci!

 

 

Intervista al pianista Alberto Ferro

Al recente “Queen Elisabeth Competition” tenutosi anche quest’anno in Belgio, si è classificato al sesto posto della giuria e ha ottenuto il primo Premio del pubblico, un giovane pianista italiano che noi abbiamo avuto l’onore di intervistare tramite e-mail. Grazie al prof. Manna  l’abbiamo già invitato a venirci a trovare l’anno prossimo e lui ha accettato. Sicuramente sarà un piacere ascoltare una sua breve esibizione dal vivo, qui a scuola.

Alberto Ferro, nato nel 1996, è un pianista che si è diplomato con il massimo dei voti presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali di Catania.
Ha vinto numerosi premi in concorsi internazionali, quali il 2° premio al Verona International Piano Competition 2014 e all’Aarhus International Piano Competition 2015; il 2° premio, il premio del pubblico e il premio per il più giovane finalista italiano all’International Piano Competition “A. Speranza” di Taranto 2015; il 2° premio, il premio della critica e il premio speciale Haydn al prestigioso Concorso “F. Busoni” di Bolzano 2015.
Nel novembre 2015 ha vinto la 23° edizione del Concorso Pianistico Nazionale “Premio Venezia”, riservato ai migliori diplomati d’Italia.
Attualmente, Alberto si sta perfezionando presso l’Accademia Pianistica Siciliana di Catania.

Le domanda sono state le seguenti:

  • Quando è iniziata la sua passione per la musica? Quando ha cominciato a suonare il pianoforte?                                                                                                                                      Mia mamma è insegnante di pianoforte quindi l’approccio allo studio del pianoforte è nato naturalmente. Ho iniziato a fare musica all’età di tre anni, per gioco, ma ho intrapreso lo studio serio del pianoforte a nove anni, quando sono entrato in Conservatorio.
  • Che emozioni ha provato quando è arrivato al primo posto al “Premio Venezia” National Piano Competition?                                                                                                 Provenivo da un anno di studio intensissimo e quindi ero già preparato psicologicamente ad affrontare una competizione così prestigiosa qual è il “Premio Venezia”, riservato ai migliori diplomati d’Italia. Tuttavia si provano sicuramente emozioni indescrivibili, anche perché questo concorso si è svolto presso le sale del Teatro La Fenice, uno dei più importanti d’Italia.
  • Che cosa sognava di fare da bambino?                                                                                      Mi sono sempre interessato alla musica sin da piccolo e poi crescendo ho coltivato sempre più questa passione. Da bambino ho avuto qualche volta dei momenti di demotivazione, ma attraverso il sostegno dei miei genitori e la guida del mio maestro Epifanio Comis, sono riuscito a superare questi momenti, che penso abbiano avuto in molti.
  • Suona altri strumenti oltre al pianoforte?                                                                               Ho studiato per quattro anni anche il violino, ma purtroppo non ho continuato perché frequentavo il Liceo Classico e quindi per me era un po’ difficile organizzare il mio tempo in funzione di tutte queste attività così impegnative.
  • Che cosa le piacerebbe fare in ambito musicale in futuro?                                            Mi piacerebbe continuare a tenere concerti presso le sale più prestigiose del mondo a in particolare condividere la mia passione per la musica con quanta più gente possibile.
  • Quali generi di musica ascolta?                                                                                                  Ascolto e apprezzo quasi tutti i generi musicali, ma fino ad ora suono esclusivamente musica classica. In alcuni momenti di svago suono il jazz.

Noi siamo state molto stupite e contente della disponibilità e della simpatia di Alberto, che, alla fine dell’intervista, ha accettato che il prof. Manna lo chiamasse al telefono per permetterci di parlare con lui in viva voce.

Irene Bortolaso

Luna Soccini

Elena Gumiero

Micol Zambianchi

classe I A

Forza Vicenza !

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Noi ragazzi della classe I A della Scuola Media “Ungaretti” di Costabissara, il 26 aprile di quest’anno, accompagnati dal prof. Manna che ha organizzato questo incontro, siamo andati ad assistere all’allenamento del VICENZA CALCIO. Eravamo tutti emozionatissimi, specialmente prima di entrare nel campo di Isola vicentina. Appena entrati, il preparatore tecnico ci ha fatto sedere a bordo campo. Dopo esserci seduti, è venuto il Mister del Vicenza, il Signor Franco Lerda, a salutarci.

Dopo aver parlato con il Mister, sono venuti a salutarci alcuni giocatori. Tra questi ricordiamo il simapatico e gentile Federico Moretti che ha battuto il cinque con tutti noi. Successivamente è iniziato l’allenamento e noi, emozionati, con l’aiuto del professor Manna abbiamo fatto foto e video ai giocatori. Abbiamo inoltre assistito ad alcuni esercizi di tecniche d’attacco e di difesa. Dopo un duro e intensivo allenamento, finito alle 17:00, i giocatori Moretti, Modic, Sampirisi, Vita, El Hasni, Signori e Urso ci hanno fatto gli autografi e si sono fatti fotografare a noi, che naturalmente eravamo felicissimi di averli conosciuti!

RICCARDO LORA E GIOVANNI BALDIN